5 gennaio 2012

NON SI POTEVA FARE ALTRO?

pubblicato in ARTE E CULTURA |

Balzac Illusioni perdute

Il 2012 si apre con le tre Istituzioni culturali della città: Biblioteca Classense, MAR e Casa Oriani senza il Direttore. Donatino Domini, Claudio Spadoni e Daniele Bolognesi sono andati in pensione per raggiunti limiti di età. Un’occasione INCREDIBILE per individuare una soluzione organica alle funzioni dirigenziali nel settore dei servizi culturali e per riflettere sulla direzione delle tre istituzioni, considerando che il 2012, secondo gli auspici del Sindaco di Ravenna, Matteucci, nel salutare l’arrivo del nuovo anno, vedrà il decollo della candidatura di Ravenna a Capitale della Cultura 2019 in Europa. Questa poteva essere un’occasione ECCEZIONALE per l’amministrazione per realizzare uno dei principali obiettivi dell’ultima campagna elettorale: segnare di esperienze giovanili il governo della nostra città, promuovere una nuova generazione a protagonista della sua ripresa economica e di un rinnovato slancio politico, sociale e culturale.

Adesso la città, la cultura, di cui spesso ci si riempie la bocca, offrirebbe l’occasione per avviare la “rivoluzione dolce”, “una nuova primavera”, quel cambiamento necessario a “restituire una politica bellissima a questo nostro paese e ai giovani”. “Assumerò – si diceva – decisioni, proporrò idee e cercherò di dare buoni consigli senza correre il rischio descritto dalla bellissima canzone di Fabrizio De Andrè: “c’è tanta gente che dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio”.

Ed ecco che a Ravenna si applica ancora l’alchimia bizantina: si affida l’interim per le funzioni dirigenziali burocratico-amministrative a dirigenti già dell’Amministrazione e si conferiscono incarichi professionali di lavoro autonomo onerosi ai direttori uscenti. Per quanto riguarda il Mar il nuovo incarico professionale al Prof. Claudio Spadoni (figura di provata capacità, degna di tutta la nostra stima) è finalizzato alla programmazione e direzione scientifica/artistica/culturale dell’attività espositiva e museale dell’Istituzione del Museo d’Arte della Città a decorrere dal 31 dicembre 2011 al 30 giugno 2014″, per una spesa di 80 mila € annui.

Non si poteva fare altro, se non col rischio che il grande patrimonio di efficienza e produttività che il Mar ha accumulato, con poche forze e risorse, andasse disperso e per garantire continuità alle attività già avviate come la realizzazione delle mostre in corso di progettazione e definire progetti e programmi, anche per gli anni 2013 e 2014, che consentano [...] anche la programmazione e la realizzazione di mostre che devono contribuire, nei prossimi anni, [...] a supportare la candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019″. Per quanto riguarda la Biblioteca Oriani, Dante Bolognesi lascia la direzione, ma continuerà a collaborare con la Fondazione Casa Oriani.

Tutto regolare e indispensabile, secondo certi Savonarola ad orologeria.

Ora provatevi a guardare tutto questo con lo sguardo di un ragazzo o di una ragazza di 25-30-35 anni, preparati culturalmente, non li immaginate frustrati a pensare: “vedo che a Ravenna non ci sono possibilità, porte chiuse ovunque, qui si preferisce mantenere le stesse persone nei loro ruoli anche quando hanno raggiunto la meritata pensione che non sarà nemmeno misera, se io sono capace ma nessuno è interessato alle mie conoscenze, su quale futuro posso sperare?”. Sicuro che queste emerite personalità non avrebbero accettato anche di spendere un po’ del loro tempo futuro in cambio di un rimborso spese, collaborando con delle figure giovani, accreditate e capaci, chiamate a sostituirli, magari per metà delle cifre di cui si parla? Quali sono i giovani che dovrebbero partecipare alla “rivoluzione dolce” di cui si vagheggiava in campagna elettorale? Che sguardo avranno questi giovani sui nostri amministratori che applicano la loro alchimia bizantina anche alle maggiori Istituzioni Culturali della Citta?

Purtroppo, stando così le cose , dobbiamo concludere amaramente: non c’è spazio ancora a Ravenna per le energie fresche che vogliono essere protagoniste del loro tempo nella loro città.

L’ ITALIA DEI VALORI CHIEDE: SE NON ORA QUANDO?

Italia dei Valori Prov. di Ravenna

Lascia un Commento