
Il noto studioso e docente di politica, saggista e commentatore, Docente alla PRINCETON UNIVERSITY (USA) Maurizio Viroli, ha pubblicato su Il Fatto quotidiano di venerdì 30 dicembre un articolo molto interessante nell’ambito della rubrica Piazza Grande, dal titolo La rivincita di Berlusconi, che rafforza i temi critici che l’Italia Dei Valori ha da subito avanzato, alla imposizione del Capo dello Stato, del Governo tecnico del Prof. Monti.
Purtroppo, per chi si era illuso che la formazione del governo Monti avesse determinato la fine dell’era politica del cavaliere – non certo del berlusconismo che sarà durissimo a morire – questa acuta e impietosa analisi dell’insigne politologo forlivese è destinata a smorzare molte speranze e a far cessare il solito ottimismo all’italiana, basato più sulle sole apparenze che sulla effettiva sostanza dei fatti.
Nel procedere alla disamina degli avvenimenti politici dello scorso mese, Viroli ha posto l’accento su alcune constatazioni inevitabili. Leggendo gli ultimi accadimenti con l’esperienza e la lucidità che lo distinguono, il saggista desidera mettere in guardia gli italiani che vorrebbero voltare finalmente la pagina della politica fatta di corruzione e scandali all’ordine del giorno negli ultimi diciotto anni.
Il governo del professor Monti si regge, in realtà, su un equilibrio di forze estremamente precario in relazione al quale il PDL gioca un ruolo preponderante: Berlusconi & Co. sono sempre in grado, appena lo volessero, di tirare la leva che farebbe precipitare nel baratro il neonato esecutivo e aprirebbe di fatto la strada alla kermesse elettorale.
Muovendo in pratica da considerazioni di questo genere, l’articolista di Piazza Grande formula la previsione che nel 2012 o 2013 si possa ritornare ad un governo presieduto da Berlusconi o da qualche suo uomo di fiducia.
Come in un incontro di tennis in cui un giocatore sta perdendo due set a zero e cinque giochi a zero nella terza e decisiva partita, ma, all’improvviso, qualcosa cambia e il giocatore prossimo alla debacle rimonta punto su punto e va poi a vincere tre set a due, così potrebbe accadere per il partito di centro-destra che, salvatosi dalle elezioni anticipate per un nonnulla (leggi: per la volontà del Presidente Napolitano di dare vita a un governo tecnico che rassicurasse i mercati finanziari e facesse diminuire il tanto famigerato spread), sembra destinato pian piano a risalire la china dell’impopolarità del tutto meritata, guadagnata gli scorsi mesi dopo anni di quella condotta politica disastrosa che è sotto gli occhi di tutti (anche di chi non vuole vedere), e ritornare ai vertici nell’anno appena iniziato, realizzando appunto la rivincita di Berlusconi.
Le premesse, a giudizio di Viroli, ci dovrebbero essere tutte.
La situazione a dir poco pre-fallimentare in cui l’economia italiana si sta dibattendo, dai risvolti vagamente kafkiani, paragonabile a un automobilista che percorre un tunnel senza mai poter vedere la luce dell’uscita, la sempre più intensa e pesante mole della pressione fiscale che incombe sugli italiani – soprattutto medi e piccolo-borghesi, nonché su quella fascia di poveri in costante aumento – tale da obbligarli nel 2012 a sostenere sacrifici sempre più intollerabili e percepiti come ingiusti (dei quali il PD non sembra voler tener conto), la mancanza di prospettive sul piano non solo interno, ma anche internazionale, che mette l’Italia di fronte a un’Europa ogni giorno vieppiù incapace di risolvere la crisi globale che attanaglia il vecchio continente, costituiscono altrettanti motivi di malcontento potenzialmente destinati a esplodere a breve.
Maurizio Viroli riesce a cogliere nel comportamento del cavaliere, oramai collaudato da una pratica quasi ventennale, quelle premesse che potrebbero portarlo a cavalcare il malcontento popolare di questi tempi e ad accreditarsi, con la spregiudicatezza che chiunque non può non riconoscergli, come il salvatore della Patria.
Già perché, come il predetto docente di Teoria della politica ha opportunamente rilevato, l’elettorato, quando è chiamato a pronunciarsi con il voto, dimentica assai facilmente i fatti storici del passato, anche di quello più prossimo che ciascuno di noi ha vissuto fino all’altro ieri. La memoria degli italiani è davvero molto corta, talmente corta da fare rivoltare nella tomba Giovanni Battista Vico, la cui lezione nessuno pare conoscere (o ricordare adeguatamente).
Le continue campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in chiave anti-Europa (quando non addirittura anti-Comunità Europea), opportunamente reiterate anche in questi ultimi tempi da esponenti del PDL, e soprattutto dalla Lega Nord nonché dai mass media riconducibili al suo leader, lasciano presagire quello che potrebbe essere il cavallo di battaglia di Berlusconi in vista di una contesa elettorale che non è escluso si apra entro un termine più breve di quanto si pensi, come paventa Viroli. Il fallimento del governo dei tecnici e il crescente scontento popolare renderebbero cioè inevitabile e auspicabile, agli occhi di molti, il ritorno in cabina di regia del precedente inquilino di Palazzo Chigi.
Questa preoccupazione, per quanto pesante, non deve essere scoraggiante: l’articolista spera di sbagliare previsione e – in pratica – ricorda che in politica non vi è nulla di certo. Sembra che tale considerazione, in effetti ineccepibile, gli serva quasi per esorcizzare il panorama tetro del futuro da lui ipotizzato e, in definitiva, per risollevare il lettore dalle considerazioni più buie alle quali possa abbandonarsi.
Secondo il parere di Viroli, condiviso da noi dell’IDV, l’occasione perduta il mese scorso per votare la sfiducia al governo Berlusconi (che molto verosimilmente sarebbe caduto) e aprire la strada alle consultazioni elettorali (come si è proceduto in Spagna, ora in piena ripresa) non lascia sperare nulla di buono per l’imminente futuro. Balza alla mente con evidenza la innegabile capacità del PDL e del suo presidente di risollevarsi dalle situazioni più difficili, rinsaldare le fila e prepararsi a ritornare sulla scena politica da protagonisti. Appena il governo Monti, tuttora “prigioniero” dei veti di costoro – e costretto nella sostanza a rifarsi alla linea propria del precedente esecutivo -, sarà cotto al punto giusto sulla graticola dell’impopolarità, condita con le spezie delle lacrime, del sudore e del sangue, spunterà chi avrà saputo senz’altro approfittare della situazione per volgerla a proprio esclusivo svantaggio.
E allora – per quanto ciò possa valere appena un po’ meno di zero -, i lettori di Maurizio Viroli sono senz’altro autorizzati (nonostante la contraria opinione di quest’ultimo) a fare tutti gli scongiuri del caso se questo può servire a farli stare meglio di fronte allo scenario offerto dalla rivincita di Berlusconi
Italia dei Valori Prov. di Ravenna
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