31 gennaio 2012

Presentazione di “Pausa Caffè”: periodico di IDV Prov. di Ravenna

Pausa Caffè IDV Ravenna

È con piacere che vi presento il primo numero di “Pausa Caffè”, il periodico d’informazione territoriale dell’Italia dei Valori della provincia di Ravenna. Ogni numero conterrà un resoconto dei fatti salienti riguardanti il nostro territorio e la politica di IdV, per far conoscere l’impegno e il lavoro dei nostri rappresentanti nelle amministrazioni pubbliche territoriali.

Buona lettura!

Gabriele Rossi, Coord. Prov.le IDV Ravenna

Clicca sul link per scaricare il pdf del periodico:

Pausa Caffè nr.1

Oppure sfoglialo on-line:

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23 gennaio 2012

SACRIFICI E LIBERALIZZAZIONI

catene

L’Italia dei Valori è un partito liberal democratico e quindi nella propria proposta politico-economica ritiene necessario puntare sulle liberalizzazioni. Siamo favorevoli ad aprire tutti quei mercati governati da oligopoli e monopoli, a partire da quel sistema bancario controllato dalle fondazioni che, a loro volta, controllano gli istituti di credito e quindi buona parte del debito pubblico italiano.

Riteniamo che le professioni debbano essere libere e aperte all’ingresso dei giovani.

L’IdV è invece contraria alla privatizzazione dell’acqua e di tutti i beni comuni, non solo perché bisogna assolutamente rispettare il referendum e il volere dei cittadini, ma perché vi sono dei servizi d’interesse generale che non possono essere consegnati alla speculazione.

Sul tema acqua non si può barare perché milioni di italiani si sono già espressi attraverso uno strumento di democrazia diretta qual è il referendum.

Questo è un periodo in cui vanno di moda parole come flessibilità, crescita e liberalizzazioni. Purtroppo, la flessibilità da necessaria flessibilità d’impresa si è trasformata in precariato. La crescita, con l’ultima manovra, è stata ridotta in tasse sul lavoro e sulle aziende.

Per l’IdV le liberalizzazioni devono garantire l’apertura dei mercati, l’abbattimento delle corporazioni, la nascita di nuova imprenditoria e la crescita delle piccole e medie imprese, finalmente sgravate dal peso della burocrazia. Dopo tante chiacchiere, da questo Governo aspettiamo fatti. Le riforme e le liberalizzazioni vanno portate avanti per tassisti, farmacisti, professioni, etc., ma anche per poste, ferrovie, sistema bancario e assicurativo. Permettere a qualcuno di salvaguardare i propri privilegi provocherebbe una spaccatura irreversibile tra potentati economici e i cittadini tartassati e costretti a grandi sacrifici e rinunce, e quindi l’ingovernabilità.

Per questo, il governo deve oggi mostrare coraggio, definire i settori strategici per l’Italia, stabilendo così, sin da subito, il ruolo preciso e trasparente dello Stato. Quindi proseguire, poi, portando avanti una lotta senza quartiere all’evasione fiscale, ripristinare il reato di falso in bilancio, contrastare in ogni ambito la corruzione, tagliare i costi della politica, approvare una buona legge elettorale che come richiesto da oltre 1.200.000 cittadini con la firma di una richiesta di referendum, consenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, la conoscenza anticipata del programma, coalizione e il leader a cui affidare la responsabilità del Governo.

QUESTO CHIEDONO I CITTADINI ITALIANI, QUESTI GLI OBIETTIVI PER CUI L’ITALIA DEI VALORI INTENDE BATTERSI E VEDERE FINALMENTE REALIZZATI.

IDV Prov. Ravenna

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17 gennaio 2012

Bossi salva Cosentino

ScodinzoLega

La balla della Lega si è sgonfiata

14 gennaio 2012

Il voto della vergogna che l’altro ieri ha salvato per l’ennesima volta dall’arresto Nicola Cosentino ha sbugiardato due balle. La prima è che le dimissioni del governo Berlusconi avrebbero per miracolo reso decoroso un Parlamento che sino a quel momento aveva dato solo continue prove di indecenza. Si è visto che, con o senza Berlusconi, questo Parlamento è sempre lo stesso, composto dagli stessi nominati e indecente come prima.
La seconda balla è che la Lega, dopo l’uscita dalla maggioranza, sarebbe tornata a essere un partito popolare e indipendente invece che l’associazione dei maggiordomi di Arcore. Per un po’ Bossi ha illuso la sua base di essere ridiventato il vecchio Umberto Bossi. Ma quando si è arrivati alla prova del nove la balla si è sgonfiata. Pur di compiacere Berlusconi, Bossi si è abbassato fino a salvare un deputato accusato del reato che la Lega da sempre dice di considerare tra i più gravi al mondo: la complicità con la criminalità organizzata della camorra campana.
Il Carroccio lo ha fatto nel modo peggiore: facendo credere di votare contro e cambiando repentinamente idea non appena la voce del vecchio trombone Bossi si è fatta sentire.
Quel voto copre di vergogna tutti quelli che l’hanno dato, e anche quelli che pur non avendolo dato adesso fanno finta di niente perché con gli amici di Cosentino sono diventati pappa e ciccia. Ma nessuna base elettorale secondo me è stata tradita e delusa più di quella del Carroccio.
Per questo, adesso, Bossi deve correre ai ripari vietando di parlare addirittura al suo ex braccio destro Roberto Maroni: perché il capo della Lega per primo sa quanto sia doloroso lo schiaffo che per inchinarsi di fronte a Berlusconi ha affibbiato non solo all’Italia, alle istituzioni democratiche, alla decenza e a tutte le persone oneste, ma anche agli elettori della Lega Nord.
Il partito di Bossi ha tradito le loro speranze e le loro aspettative di una politica diversa e più pulita. Li voglio rassicurare: noi dell’Italia dei Valori non tradiremo mai i nostri ideali e lotteremo contro tutti coloro che si sono compromessi e sono scesi a patti con i complici della criminalità organizzata.

Articolo dal blog di Antonio Di Pietro

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13 gennaio 2012

OMSA e PANSAC-TENERE PUNTATI I RIFLETTORI SULLE LAVORATRICI E SUI LAVORATORI

Omsa e Pansac

COMUNICATO STAMPA DEL 13/01/2012

“Si stenta a comprendere la scelta del ministero dello Sviluppo Economico di rinviare la data dell´incontro previsto per il 12 gennaio a Roma senza nessuna motivazione apparente. Spiace inoltre constatare come le sigle sindacali e le lavoratrici siano state avvisate dell´avvenuta decisione, con due righe di comunicato apparse sui quotidiani locali il giorno prima dell´incontro. Un silenzio – dichiara il segretario Provinciale IDV Gabriele Rossi – che aggrava ulteriormente la condizione delle 239 dipendenti della Omsa di Faenza che, a due mesi dalla scadenza della cassa integrazione, rischiano il licenziamento collettivo”.

“Ottimo invece – prosegue Rossi – il lavoro svolto dai media e dalle istituzioni locali, che stanno lavorando in modo ineccepibile per mantenere alto l´interesse sulla Omsa. Come ITALIA DEI VALORI esprimiamo grande soddisfazione anche per le 94 mila adesioni alla campagna di boicottaggio dei prodotti Golden Lady, ennesimo esempio virtuoso dei risultati che può portare il tam tam in rete. Nella speranza che si sblocchi presto la situazione per le 239 lavoratrici nel migliore dei modi, auspichiamo che i mezzi di informazione e le istituzioni locali continuino a proseguire in questa direzione, tenendo i riflettori ben puntati sull´azienda di Nerino Grassi e sul futuro delle sue dipendenti”.

“L’ Italia Dei Valori – conclude Rossi – sarà presente con i suoi tavoli al mercato cittadino di via Sighinolfi e al pomeriggio in via Cavour incrocio di via Barbiani, Sabato 14 Gennaio, per fare volantinaggio e sensibilizzare la cittadinanza sul problema OMSA e per non dimenticare i dipendenti PANSAC, anche loro in attesa di notizie riguardo al futuro dello Stabilimento di via Trieste”

Ufficio Stampa Provinciale Idv Ravenna
(338-4097757)

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13 gennaio 2012

DEFAULT DEMOCRATICO E REGIME


Il referendum era, poteva essere, la scialuppa di salvataggio per la nave della democrazia.

La consulta ha dichiarato i due quesiti referendari inammissibili, ne prendiamo atto e come ITALIA DEI VALORI accettiamo il giudizio della corte.

La nave democratica rischia però di affondare e di consegnare agli insulti legittimi dei cittadini indignati il Parlamento, autore – nella sua maggioranza di ieri – del Porcellum e indisponibile – con la maggioranza di oggi – a procedere al cambiamento di quella legge vergogna.

La crisi democratica e la prospettiva di un regime viene aggravata da un Governo di tecnici senza legittimazione popolare che procede, come il predecessore Berlusconi, per decreto legge e con richiesta di voto di fiducia. Un voto di fiducia concesso da un Parlamento di nominati ricattati/comprati. La vicenda del mancato arresto di Cosentino lo dimostra.

Si svela oggi, in tutta la sua gravità, l’ormai inaccettabile coincidenza tra Ministri e poteri forti senza consenso.

I “poteri forti” sono certamente parte del Paese, sono parte dell’Italia. Come i “poteri deboli”, la classe operaia o la categoria dei geometri o dei medici. Muore la democrazia, però, quando i poteri forti o una qualunque parte del Paese si identifica, senza legittimazione democratica, nello stesso Governo. Muore la democrazia, anche quando il Governo è espressione soltanto della classe operaia o soltanto dei geometri o soltanto dei medici.

Non più le scellerate speculazioni finanziarie sono oggi il problema principale dell’Italia, ma il dramma italiano è il Default democratico che rischia di salvare caste e speculazioni e trasformare l’Italia in un Paese forse ancora nell’Euro e in Europa, ma privo di democrazia e di credibili istituzioni rappresentative.

Non gioiamo del giudizio della Consulta ma non ci arrendiamo. Come ITALIA DEI VALORI raddoppieremo il nostro impegno affinché la volontà di un milione e mezzo di cittadini non sia reso nullo. Lavoreremo e ci impegneremo affinché in Parlamento si proceda ad una nuova legge elettorale ma non si scelga il male peggiore, ovvero una nuova legge elettorale che celebri, come qualcuno paventa, il ritorno alla prima Repubblica.

IDV Prov. di Ravenna

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5 gennaio 2012

NON SI POTEVA FARE ALTRO?

Balzac Illusioni perdute

Il 2012 si apre con le tre Istituzioni culturali della città: Biblioteca Classense, MAR e Casa Oriani senza il Direttore. Donatino Domini, Claudio Spadoni e Daniele Bolognesi sono andati in pensione per raggiunti limiti di età. Un’occasione INCREDIBILE per individuare una soluzione organica alle funzioni dirigenziali nel settore dei servizi culturali e per riflettere sulla direzione delle tre istituzioni, considerando che il 2012, secondo gli auspici del Sindaco di Ravenna, Matteucci, nel salutare l’arrivo del nuovo anno, vedrà il decollo della candidatura di Ravenna a Capitale della Cultura 2019 in Europa. Questa poteva essere un’occasione ECCEZIONALE per l’amministrazione per realizzare uno dei principali obiettivi dell’ultima campagna elettorale: segnare di esperienze giovanili il governo della nostra città, promuovere una nuova generazione a protagonista della sua ripresa economica e di un rinnovato slancio politico, sociale e culturale.

Adesso la città, la cultura, di cui spesso ci si riempie la bocca, offrirebbe l’occasione per avviare la “rivoluzione dolce”, “una nuova primavera”, quel cambiamento necessario a “restituire una politica bellissima a questo nostro paese e ai giovani”. “Assumerò – si diceva – decisioni, proporrò idee e cercherò di dare buoni consigli senza correre il rischio descritto dalla bellissima canzone di Fabrizio De Andrè: “c’è tanta gente che dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio”.

Ed ecco che a Ravenna si applica ancora l’alchimia bizantina: si affida l’interim per le funzioni dirigenziali burocratico-amministrative a dirigenti già dell’Amministrazione e si conferiscono incarichi professionali di lavoro autonomo onerosi ai direttori uscenti. Per quanto riguarda il Mar il nuovo incarico professionale al Prof. Claudio Spadoni (figura di provata capacità, degna di tutta la nostra stima) è finalizzato alla programmazione e direzione scientifica/artistica/culturale dell’attività espositiva e museale dell’Istituzione del Museo d’Arte della Città a decorrere dal 31 dicembre 2011 al 30 giugno 2014″, per una spesa di 80 mila € annui.

Non si poteva fare altro, se non col rischio che il grande patrimonio di efficienza e produttività che il Mar ha accumulato, con poche forze e risorse, andasse disperso e per garantire continuità alle attività già avviate come la realizzazione delle mostre in corso di progettazione e definire progetti e programmi, anche per gli anni 2013 e 2014, che consentano [...] anche la programmazione e la realizzazione di mostre che devono contribuire, nei prossimi anni, [...] a supportare la candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019″. Per quanto riguarda la Biblioteca Oriani, Dante Bolognesi lascia la direzione, ma continuerà a collaborare con la Fondazione Casa Oriani.

Tutto regolare e indispensabile, secondo certi Savonarola ad orologeria.

Ora provatevi a guardare tutto questo con lo sguardo di un ragazzo o di una ragazza di 25-30-35 anni, preparati culturalmente, non li immaginate frustrati a pensare: “vedo che a Ravenna non ci sono possibilità, porte chiuse ovunque, qui si preferisce mantenere le stesse persone nei loro ruoli anche quando hanno raggiunto la meritata pensione che non sarà nemmeno misera, se io sono capace ma nessuno è interessato alle mie conoscenze, su quale futuro posso sperare?”. Sicuro che queste emerite personalità non avrebbero accettato anche di spendere un po’ del loro tempo futuro in cambio di un rimborso spese, collaborando con delle figure giovani, accreditate e capaci, chiamate a sostituirli, magari per metà delle cifre di cui si parla? Quali sono i giovani che dovrebbero partecipare alla “rivoluzione dolce” di cui si vagheggiava in campagna elettorale? Che sguardo avranno questi giovani sui nostri amministratori che applicano la loro alchimia bizantina anche alle maggiori Istituzioni Culturali della Citta?

Purtroppo, stando così le cose , dobbiamo concludere amaramente: non c’è spazio ancora a Ravenna per le energie fresche che vogliono essere protagoniste del loro tempo nella loro città.

L’ ITALIA DEI VALORI CHIEDE: SE NON ORA QUANDO?

Italia dei Valori Prov. di Ravenna

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5 gennaio 2012

VIROLI, IL GOVERNO MONTI E LA STRATEGIA DI BERLUSCONI

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Il noto studioso e docente di politica, saggista e commentatore, Docente alla PRINCETON UNIVERSITY (USA) Maurizio Viroli, ha pubblicato su Il Fatto quotidiano di venerdì 30 dicembre un articolo molto interessante nell’ambito della rubrica Piazza Grande, dal titolo La rivincita di Berlusconi, che rafforza i temi critici che l’Italia Dei Valori ha da subito avanzato, alla imposizione del Capo dello Stato, del Governo tecnico del Prof. Monti.

Purtroppo, per chi si era illuso che la formazione del governo Monti avesse determinato la fine dell’era politica del cavaliere – non certo del berlusconismo che sarà durissimo a morire – questa acuta e impietosa analisi dell’insigne politologo forlivese è destinata a smorzare molte speranze e a far cessare il solito ottimismo all’italiana, basato più sulle sole apparenze che sulla effettiva sostanza dei fatti.

Nel procedere alla disamina degli avvenimenti politici dello scorso mese, Viroli ha posto l’accento su alcune constatazioni inevitabili. Leggendo gli ultimi accadimenti con l’esperienza e la lucidità che lo distinguono, il saggista desidera mettere in guardia gli italiani che vorrebbero voltare finalmente la pagina della politica fatta di corruzione e scandali all’ordine del giorno negli ultimi diciotto anni.

Il governo del professor Monti si regge, in realtà, su un equilibrio di forze estremamente precario in relazione al quale il PDL gioca un ruolo preponderante: Berlusconi & Co. sono sempre in grado, appena lo volessero, di tirare la leva che farebbe precipitare nel baratro il neonato esecutivo e aprirebbe di fatto la strada alla kermesse elettorale.

Muovendo in pratica da considerazioni di questo genere, l’articolista di Piazza Grande formula la previsione che nel 2012 o 2013 si possa ritornare ad un governo presieduto da Berlusconi o da qualche suo uomo di fiducia.

Come in un incontro di tennis in cui un giocatore sta perdendo due set a zero e cinque giochi a zero nella terza e decisiva partita, ma, all’improvviso, qualcosa cambia e il giocatore prossimo alla debacle rimonta punto su punto e va poi a vincere tre set a due, così potrebbe accadere per il partito di centro-destra che, salvatosi dalle elezioni anticipate per un nonnulla (leggi: per la volontà del Presidente Napolitano di dare vita a un governo tecnico che rassicurasse i mercati finanziari e facesse diminuire il tanto famigerato spread), sembra destinato pian piano a risalire la china dell’impopolarità del tutto meritata, guadagnata gli scorsi mesi dopo anni di quella condotta politica disastrosa che è sotto gli occhi di tutti (anche di chi non vuole vedere), e ritornare ai vertici nell’anno appena iniziato, realizzando appunto la rivincita di Berlusconi.

Le premesse, a giudizio di Viroli, ci dovrebbero essere tutte.

La situazione a dir poco pre-fallimentare in cui l’economia italiana si sta dibattendo, dai risvolti vagamente kafkiani, paragonabile a un automobilista che percorre un tunnel senza mai poter vedere la luce dell’uscita, la sempre più intensa e pesante mole della pressione fiscale che incombe sugli italiani – soprattutto medi e piccolo-borghesi, nonché su quella fascia di poveri in costante aumento – tale da obbligarli nel 2012 a sostenere sacrifici sempre più intollerabili e percepiti come ingiusti (dei quali il PD non sembra voler tener conto), la mancanza di prospettive sul piano non solo interno, ma anche internazionale, che mette l’Italia di fronte a un’Europa ogni giorno vieppiù incapace di risolvere la crisi globale che attanaglia il vecchio continente, costituiscono altrettanti motivi di malcontento potenzialmente destinati a esplodere a breve.

Maurizio Viroli riesce a cogliere nel comportamento del cavaliere, oramai collaudato da una pratica quasi ventennale, quelle premesse che potrebbero portarlo a cavalcare il malcontento popolare di questi tempi e ad accreditarsi, con la spregiudicatezza che chiunque non può non riconoscergli, come il salvatore della Patria.

Già perché, come il predetto docente di Teoria della politica ha opportunamente rilevato, l’elettorato, quando è chiamato a pronunciarsi con il voto, dimentica assai facilmente i fatti storici del passato, anche di quello più prossimo che ciascuno di noi ha vissuto fino all’altro ieri. La memoria degli italiani è davvero molto corta, talmente corta da fare rivoltare nella tomba Giovanni Battista Vico, la cui lezione nessuno pare conoscere (o ricordare adeguatamente).

Le continue campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in chiave anti-Europa (quando non addirittura anti-Comunità Europea), opportunamente reiterate anche in questi ultimi tempi da esponenti del PDL, e soprattutto dalla Lega Nord nonché dai mass media riconducibili al suo leader, lasciano presagire quello che potrebbe essere il cavallo di battaglia di Berlusconi in vista di una contesa elettorale che non è escluso si apra entro un termine più breve di quanto si pensi, come paventa Viroli. Il fallimento del governo dei tecnici e il crescente scontento popolare renderebbero cioè inevitabile e auspicabile, agli occhi di molti, il ritorno in cabina di regia del precedente inquilino di Palazzo Chigi.

Questa preoccupazione, per quanto pesante, non deve essere scoraggiante: l’articolista spera di sbagliare previsione e – in pratica – ricorda che in politica non vi è nulla di certo. Sembra che tale considerazione, in effetti ineccepibile, gli serva quasi per esorcizzare il panorama tetro del futuro da lui ipotizzato e, in definitiva, per risollevare il lettore dalle considerazioni più buie alle quali possa abbandonarsi.

Secondo il parere di Viroli, condiviso da noi dell’IDV, l’occasione perduta il mese scorso per votare la sfiducia al governo Berlusconi (che molto verosimilmente sarebbe caduto) e aprire la strada alle consultazioni elettorali (come si è proceduto in Spagna, ora in piena ripresa) non lascia sperare nulla di buono per l’imminente futuro. Balza alla mente con evidenza la innegabile capacità del PDL e del suo presidente di risollevarsi dalle situazioni più difficili, rinsaldare le fila e prepararsi a ritornare sulla scena politica da protagonisti. Appena il governo Monti, tuttora “prigioniero” dei veti di costoro – e costretto nella sostanza a rifarsi alla linea propria del precedente esecutivo -, sarà cotto al punto giusto sulla graticola dell’impopolarità, condita con le spezie delle lacrime, del sudore e del sangue, spunterà chi avrà saputo senz’altro approfittare della situazione per volgerla a proprio esclusivo svantaggio.

E allora – per quanto ciò possa valere appena un po’ meno di zero -, i lettori di Maurizio Viroli sono senz’altro autorizzati (nonostante la contraria opinione di quest’ultimo) a fare tutti gli scongiuri del caso se questo può servire a farli stare meglio di fronte allo scenario offerto dalla rivincita di Berlusconi

Italia dei Valori Prov. di Ravenna

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4 gennaio 2012

BOICOTTIAMO I PRODOTTI GOLDEN LADY


 

OMSA DI FAENZA: video-intervista di Ravenna Web Tv a Gabriele Rossi, Segretario Prov.le IDV Ravenna

Boicottiamo tutti i prodotti Golden Lady“: finalmente l’appello che l’IdV lanciò oltre un anno e mezzo fa sta girando sulla rete con tutta la forza che merita.

Era, infatti, il 20 maggio del 2010 quando i giornali titolavano: “L’Italia dei Valori lancia una proposta “forte”: non comprare più ciò che arriva dal Gruppo Golden Lady”.

Un impegno importante e costante per la difesa dei diritti delle donne della Omsa che hanno visto sfumare il proprio lavoro nel giro di pochi mesi. Ricordo bene gli incontri che abbiamo tenuto con il presidente Di Pietro e la conferenza stampa con Maurizio Zipponi (Responsabile Nazionale IDV del Dipartimento lavoro e Deputato Europeo), in cui abbiamo denunciato con forza l’arroganza di un’azienda che delocalizza un’attività che produce reddito dove storicamente è sorta e si è affermata, per essere trasferita dove il lavoro costa meno e ancor peggio dove i diritti dei lavoratori non sono tutelati, lasciando a casa 350 lavoratori tra cui 320 donne, e impoverendo Faenza e il resto del territorio. Ricordo, altrettanto bene, l’atteggiamento prepotente e beffardo della ditta, la voglia di lottare di queste donne, lo scoramento, qualche timida speranza. Ed ora, il 31 di dicembre del 2011, mentre tutti ricevevamo sui nostri telefonini ed al telefono di casa gli auguri per il nuovo anno, queste lavoratrici ricevevano via fax il benservito.

Il 14 marzo 2012, a pochi giorni di distanza dalla festa della donna, terminerà la cassa integrazione straordinaria, e le donne della Omsa saranno tutte licenziate, tutte. Il partito dell’Italia dei Valori ha immediatamente manifestato il suo pensiero e si è organizzato, in sede nazionale e regionale, per le adeguate contromisure, ma da donne, da lavoratrici, da esseri umani non si può non esprimere un profondo dissenso per questa terribile mentalità imprenditoriale che umilia l’essere umano e lo rende simile ad un prodotto di cui potersi disfare liberamente in nome delle logiche del profitto.

Non si esce dalla crisi così, non si può pretendere di ristrutturare il nostro paese senza solidarietà e senza un’imprenditoria virtuosa che risponda a criteri di etica e non solo a quelli della convenienza o del profitto.

ITALIA DEI VALORI PROVINCIALE RAVENNA

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